L'ITALIA TORNA IN LIBIA

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Energia e migranti: l’Italia torna in Libia

L’Italia in Libia per investire

Giorgia Meloni è stata in Libia per l’immigrazione: sono state consegnate 5 motovedette alla Guardia Costiera libica, pagate con i fondi europei. È una soluzione tampone di breve periodo che tiene anche conto dell’indifferenza europea, che va avanti per lo meno da una decina d’anni. I meccanismi di distribuzione volontaria voluti dalla Francia non servono allo scopo. L’Italia, quindi, si è trovata nelle condizioni di doversi sobbarcare la questione migratoria anche in termini emergenziali. Distribuire gli arrivi in differenti porti italiani non è la soluzione ideale, mentre lo sarebbe una collaborazione con un’Unione Europea diversa, che non si presti al solito scaricabarile ma si impegni per un progetto di investimenti per l’Africa.

Soldi alle autorità libiche

Abbiamo fatto grandi errori con la Guardia Costiera libica versandole molti soldi che sono in realtà finiti nelle mani delle organizzazioni criminali che gestiscono le coste dal 2017, soldi spesi poi chissà come. Vogliamo davvero collaborare con le autorità libiche? Nel breve periodo e temporaneamente potremmo dare sì dei soldi ma monitorando il loro utilizzo.

La necessità del dialogo

È un’ottima cosa tornare in Libia e, soprattutto, in Nord Africa. L’Italia ha sempre avuto una forte proiezione, anche geografica, in quei territori e ora stiamo cercando di rientrarci anche se sono cambiate le situazioni dopo le rivolte araba del 2011 e gli attori – Turchia, Russia ed Egitto in Libia. È necessario dialogare per trovare una nuova centralità in questo paese.

Erdogan per la pace in Ucraina

Più che l’Europa, rimasta molto sulla linea atlantista, stanno agendo altri attori per parlare di pace in Ucraina. Probabilmente, la Turchia è quella che ha cercato maggiormente il dialogo, sia con la Russia, con la quale ha rapporti commerciali, sia con l’Ucraina. Un paio di settimane fa, Erdogan ha lanciato un appello per cercare di sedersi a un tavolo delle trattative per un cessate il fuoco, ma purtroppo non ha funzionato. Però, grazie a Erdogan è stata parzialmente sbloccata la questione del grano, questione fondamentale anche dal punto di vista migratorio poiché ci sono milioni di persone in Africa che dipendono proprio dal grano russo e ucraino.